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domenica 6 dicembre 2009

IL CROCIFISSO SIMBOLO DELL'UNITA' DELLA PATRIA


Nel dibattito sviluppatosi nei giorni immediatamente successivi alla sentenza della Corte dei Diritti Umani di Bruxelles, che sanciva la legittimità della richiesta di rimozione del Crocifisso dalle aule scolastiche, presentata da una cittadina italiana di origine finlandese, non si è tenuto presente, credo più per ignoranza che per distrazione o per semplice dimenticanza, di una considerazione di carattere storico assolutamente fondamentale, una considerazione che potrebbe sgretolare le granitiche certezze di quella consistente porzione di opinione pubblica italiana che, da qualche tempo, ha fatto del laicismo più becero la sua bandiera.

Dunque, parto da un presupposto decisamente elementare: la scuola, per sua definizione, dovrebbe rappresentare il primo centro di formazione delle generazioni più giovani e quindi, in quanto tale, dovrebbe costituire il primo luogo in cui a bambini e ragazzi vengano mostrati e comunicati eventi e principi fondanti e fondamentali della storia della nazione. Ora, è chiaro che per fare sì che i giovani comprendano appieno il valore e l'assoluta importanza della conoscenza dei principi che uniscono l'intero popolo italiano, sia decisamente non trascurabile il discorso che riguarda il ricordo perenne e costante degli ideali che animarono il processo risorgimentale. E quale miglior simbolo dell'Unità se non il Crocifisso? So che la connessione tra i due argomenti potrebbe non apparire chiara, ma basterebbe valutare con maggiore attenzione le tappe della maturazione ideologica di quel periodo per rendersi finalmente conto di come sia impossibile per l'Italia rinunciare ad un simbolo tanto importante per l'unità del suo popolo.


Durante i primissimi anni dell'800 infatti, noi vediamo come i teorizzatori degli ideali risorgimentali abbiano attinto, per dare consistenza e maggior efficacia alla loro azione e per fare sì che la loro predicazione raggiungesse tutti i livelli della società, a tradizioni quanto più familiari per il popolo italiano, che allora non era ancora riconosciuto ufficialmente ma che esisteva ormai da secoli, a principi e valori quanto più vicini al sentimento e alla coscienza della gente comune. Uno di questi elementi era ovviamente rappresentato dalla tradizione cristiano-cattolica.


Tuttavia il discorso concernente il carattere di assoluta centralità di questo principio, non riguardava solo e soltanto la scontata esaltazione dell'importanza dell'esistenza di una tradizione religiosa comune a tutti gli abitanti della Penisola, né la sottolineatura della funzione sociale che l'istituzione ecclesiastica aveva esercitato nel corso dei secoli. La questione riguarda se mai l'accostamento che i teorizzatori dell'ideologia risorgimentale svolgevano tra il simbolo per eccellenza della cristianità con uno degli elementi più importanti della retorica unitaria, ovvero il Cristo e gli eroi nazionali. Partendo dalla constatazione del fatto che durante ogni celebrazione religiosa, dell'epoca ma anche di oggi, il momento più significativo e misticamente più intenso era quello del ricordo del sacrificio compiuto dal Figlio di Dio per la redenzione degli uomini, i primi ideologi del Risorgimento puntarono sull'esaltazione del sacrifico compiuto dai martiri patrioti in favore della causa di unificazione. E siccome il sacrifico del Cristo non aveva solo una funzione salvifica ma anche pedagogica, poiché con questo gesto Egli intendeva mostrare a chi lo avrebbe seguito quale sarebbe stata la strada da percorrere per raggiungere la salvezza, allo stesso modo il sacrificio degli eroi nazionali avrebbe dovuto indicare a tutti gli Italiani la via da intraprendere per giungere al riscatto dell'onore perduto della Patria. Così come il sangue di Cristo lavò l'animo umano dalla macchia del peccato, allo stesso modo il sangue dei martiri italiani avrebbe lavato via l'onta del disonore che la Nazione, durante secoli di guerre fratricide e lotte intestine, aveva accumulato. Infine, come nella storia del Redentore, anche in quella dell'Italia troviamo l'elemento del tradimento: così come senza il tradimento di Giuda non vi sarebbe stato il sacrificio di Cristo, allo stesso modo senza i traditori della Patria, ovvero chi nel corso dei secoli si era venduto allo straniero per ottenere appoggio nella propria lotta contro i fratelli italiani, non vi sarebbe stato il sacrificio degli eroi nazionali per la cancellazione del disonore.


Dunque ogni qual volta noi alziamo gli occhi verso il Crocifisso possiamo non soltanto renderci consapevoli dello sconfinato amore di Dio disposto a sacrificare il suo Figlio Unigenito per la salvezza delle sue creature, ma possiamo anche ricordare chi, come Cristo, si dimostrò disposto a sacrificare la propria vita per amore e, nel caso dei martiri nazionali, per amore della Patria e dei suoi figli. Un simbolo quindi, il Crocifisso, utile a ricordare la sofferenza, il dolore ma anche l'orgoglio e l'immenso amore propri di chi, per gli altri, fu disposto a dare la vita. E quale miglior luogo per ricordare costantemente lo sconfinato valore del sacrificio compiuto dai Padri della Patria se non la scuola?

Ivan Selvini - La Svolta

sabato 25 luglio 2009

FINE DI UNA CIVILTA'


In queste condizioni è solo questione di tempo. Quanto? Molto poco. Da quanto si dice nel video non vi è alcuna possibilità di porre rimedio al dramma che si sta consumando sotto i nostri occhi. La FINE DELLA CIVILTA' EUROPEA, che affonda le sue radici nella tradizione ROMANA e in quella CRISTIANA, appare ormai un fatto inevitabile.

Una fine determinata innanzitutto da un vero e proprio logoramento delle sue strutture interne e, in secondo luogo, da una silenziosa invasione che, complice il nostro stato di immobilità, sta portando, in modo anche piuttosto rapido, alla tragica distruzione della nostra cultura fondante. Le cause del fenomeno sono quindi di duplice natura, legate a fattori di carattere interno ed esterno.

Tra i primi vi è senza dubbio il problema del cosiddetto relativismo culturale (allarme già suscitato da tempo dall'attuale pontefice), un cancro che sta lentamente consumando dall'interno la nostra società: il clima di accettazione indiscriminata di qualsiasi tipo di modello culturale e religioso, anche quello più distante e incompatibile con il nostro, che si registra oggi in Europa, costituisce un fattore di debolezza tra i più rilevanti ed esso viene però confuso dai soliti benpensanti come un fattore di modernità ed indice di straordinaria civiltà. Ecco quindi che vengono sacrificati sull'altare di tale presunta modernità tradizioni e valori che costituirono i pilastri della civiltà europea, di cui l'Italia rappresenta, o meglio rappresentava, il faro guida.

Un'altra causa di ordine interno è senza dubbio individuabile nell'inquietante abbandono di ogni regola di natura morale ed etica, con l'introduzione di pratiche, come l'aborto o l'eutanasia, che certamente non si addicono ad una civiltà dalla tradizione cristiana come la nostra, pratiche barbare ed inumane che contribuiscono indubbiamente alla disgregazione del tessuto socio-culturale europeo. A quanto appena detto andrebbe poi aggiunta la disastrosa perdita di interesse da parte delle giovani generazioni ma, soprattutto, da parte della classe dirigente impegnata nella costruzione dell'Unione Europea, per la tradizione storica del nostro continente, senza la quale non è assolutamente possibile realizzare alcun significativo ed efficace progetto di integrazione europea.

Un altro fattore di natura interna è rappresentato, infine, dalla straordinaria incapacità della classe politica, italiana in particolare, di attuare un efficace piano di incremento demografico e di sostegno alle famiglie, unico e vero nucleo fondante della società.

La principale causa esterna che sta portando ad una graduale dissoluzione della nostra civiltà, come si vede nel video, è invece l'immigrazione, soprattutto quella islamica. L'afflusso incontrollato e apparentemente inarrestabile di decine di migliaia di uomini e donne di tradizione musulmana, dovrebbe porre noi tutti di fronte allo spettro di una vera e propria invasione. Invece l'indifferenza e la preoccupante ignoranza dilagante in Europa, fanno sì che la stragrande maggioranza degli Europei rimanga assolutamente immobile di fronte ad un pericolo per noi potenzialmente mortale. L'impatto della nostra società, ormai logora e priva di vitalità, con una cultura forte e solida come quella islamica, non può fare altro che accelerare il processo di annichilimento della nostra civiltà.

Tale processo, forse, non è realmente irreversibile, ma è giunto il momento di svegliarsi e di reagire, una reazione che deve partire da OGNUNO DI NOI!

Ivan Selvini - La Svolta